La pasta alla pecorara ĆØ uno di quei piatti su cui regna un po’ di confusione. La versione originale ĆØ abruzzese, vegetariana, fatta con anellini di pasta fresca, ricotta di pecora, pecorino e un sugo di verdure dell’orto. Ma negli ultimi anni si ĆØ diffusa anche una “pecorara alla romana” – quella che prepariamo qui – con guanciale, pecorino e ricotta. Due piatti diversissimi, stesso nome: abbiamo voluto provarla ugualmente da una ricetta che abbiamo visto su Instagram, e abbiamo molto apprezzato.
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Pasta alla pecorara
Ingredienti
Preparazione
- Portare a ebollizione abbondante acqua in una pentola, salarla leggermente e cuocere i paccheri fino a renderli al dente.
- Nel frattempo tagliare il guanciale a listarelle e rosolarlo in padella a fuoco dolce, senza aggiungere altri grassi, fino a quando risulterĆ dorato e croccante.
- Prelevarlo dalla padella e conservarlo in un recipiente, tenendo da parte anche il fondo di cottura.
- Riunire in una terrina la ricotta di pecora e una generosa quantitĆ di pecorino romano grattugiato.
- Aggiungere mezzo mestolo di acqua di cottura della pasta e qualche cucchiaio del grasso rilasciato dal guanciale, quindi unire abbondante pepe nero macinato fresco.
- Mescolare con una frusta per qualche secondo.
- Scolare i paccheri o le mezze maniche e trasferirle subito nella terrina con la crema, lavorando rapidamente per mantecare e avvolgere la pasta con il condimento, senza rimettere sul fuoco.
- Distribuire nei piatti e completare con il guanciale croccante tenuto da parte, unāulteriore spolverata di pecorino e ancora pepe nero macinato al momento. Servire immediatamente ben calda.

Pasta alla pecorara alla romana: cosa la distingue dall’originale abruzzese
Per capire bene la pecorara alla romana, vale la pena fare un passo indietro e raccontare quella vera, quella delle origini. La pecorara nasce in Abruzzo, in particolare nelle zone di Elice e Castelvecchio Subequo, ed ĆØ un piatto profondamente legato al mondo dei pastori e della transumanza. Anellini di pasta fresca, conditi con un sugo di pomodoro, zucchine, melanzane, peperoni, ricotta di pecora e pecorino. Vegetariana, contadina, fatta con quello che dava l’orto. A Castelvecchio Subequo le dedicano persino una sagra annuale.
La versione alla romana, invece, ĆØ una rivisitazione molto più recente, nata sui social negli ultimi anni. Cambia tutto: il formato di pasta (paccheri o mezze maniche al posto degli anellini), il condimento (guanciale invece di verdure), lo spirito stesso del piatto. La logica diventa quella della cucina romana: sapori intensi, salume saporito, pasta lunga e mantecatura cremosa. Strizza l’occhio alla carbonara e alla gricia, di cui in fondo ĆØ una variazione.
Detto questo, la versione alla romana ĆØ comunque una pasta golosa, che funziona benissimo nel suo genere. Va presa per quello che ĆØ: una ricetta di ispirazione, non una ricetta tradizionale. E va cucinata sapendo che esiste, da qualche parte tra Pescara e l’Aquila, un altro piatto con lo stesso nome che meriterebbe più attenzione.

