Un riso cremoso e profumato, dorato dallo zafferano, con un cuore filante di prosciutto e formaggio: ecco una ricetta da fare sempre, alla domenica o nelle occasioni speciali, o semplicemente quando vogliamo qualcosa di buono in tavola. Il riso viene cotto in modo cremoso, insaporito con lo zafferano, il parmigiano, il prosciutto e la provola, poi disposto a strati in una pirofila con altro formaggio e prosciutto al centro, e infine gratinato in forno. Un timballo che abbiamo visto sui social e provato subito!
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Riso al forno allo zafferano con prosciutto e formaggio
Ingredienti
Preparazione
- Preparare prima gli ingredienti per la farcitura. Tagliare la provola a cubetti o a fette non troppo spesse. Spezzettare il prosciutto cotto e tenere da parte una parte del formaggio e del prosciutto per lo strato centrale.
- Scaldare il brodo vegetale in un pentolino e mantenerlo caldo. Se si usa acqua al posto del brodo, portarla a bollore e salarla leggermente.
- Tritare la cipolla in modo sottile. Metterla in una casseruola capiente con il burro e l’olio extravergine d’oliva. Lasciarla cuocere a fiamma dolce finché diventa morbida, senza farla scurire.
- Aggiungere il riso e mescolare per circa 1 minuto, in modo che i chicchi si scaldino nel fondo di cipolla, burro e olio.
- Versare il latte caldo sul riso e continuare la cottura mescolando spesso. Quando il latte sarà quasi assorbito, iniziare ad aggiungere brodo caldo poco alla volta, come per un risotto.
- Portare il riso a una cottura ancora indietro: deve restare cremoso e molto al dente, perché finirà di cuocere in forno. In pratica conviene fermarsi circa 4-5 minuti prima rispetto alla cottura completa indicata sulla confezione.
- Spegnere il fuoco. Aggiungere lo zafferano e mescolare finché il colore sarà distribuito in modo uniforme.
- Unire quasi tutto il Parmigiano, poi aggiungere metà della provola e metà del prosciutto cotto. Mescolare con delicatezza: il riso deve restare morbido, non asciutto. Se serve, aggiungere ancora poco brodo caldo.
- Ungere leggermente una pirofila. Distribuire sul fondo metà del riso allo zafferano.
- Aggiungere al centro il prosciutto cotto e la provola tenuti da parte, creando uno strato filante.
- Coprire con il resto del riso e livellare senza schiacciare troppo.
- Completare la superficie con il parmigiano rimasto e qualche pezzo di provola.
- Preriscaldare il forno a 180°C.
- Cuocere in forno ventilato a 180°C per circa 15 minuti, giusto il tempo di sciogliere il formaggio e far gratinare leggermente la superficie.
- Lasciare riposare 5-10 minuti prima di servire. Se portato in tavola subito, resterà più cremoso e filante; se riposa più a lungo, diventerà più compatto, simile a un timballo.

Il timballo di riso: storia del piatto scenografico delle grandi occasioni
Il timballo è, per definizione, cotto in forno e poi sformato e servito intero, in modo da poter essere tagliato a fette mantenendo la sua forma. Una volta cotto e lasciato rapprendere, si può tagliare a fette che rivelano il ripieno al centro, un effetto scenografico che fa sempre la sua figura in tavola.
Il nome stesso “timballo” ha un’origine curiosa: deriverebbe dalla parola che indicava un tamburo, il “timbal” in francese, probabilmente per via della forma tondeggiante e dello stampo in cui veniva tradizionalmente cotto, che ricordava appunto un tamburo. Ma hanno una storia nobile e antica, legata soprattutto alla cucina delle corti e delle famiglie benestanti. Nel passato, infatti, erano piatti elaborati, protagonisti dei banchetti e delle grandi occasioni, veri e propri capolavori di cucina che stupivano gli ospiti.
La tradizione del timballo è particolarmente radicata nella cucina del Sud Italia, e in Sicilia in particolare: basti pensare al leggendario timballo descritto ne “Il Gattopardo”, simbolo della sontuosità della cucina aristocratica siciliana, o ai tanti timballi e “sartù” della tradizione. Il sartù di riso napoletano, per esempio, è un piatto ricchissimo, con il riso che racchiude un ripieno abbondante di carne, uova, piselli, formaggi e altro, vero trionfo della cucina partenopea delle feste.

