Questa insalata cremosa è la versione coreana dell’insalata russa, che in Corea del Sud si chiama gamja salad e si trova ovunque nei ristoranti come banchan, nei caffè come ripieno per sandwich, nelle case come contorno o piatto unico leggero. L’insalata russa originale è nata davvero in Russia, a Mosca, nel 1860 grazie allo chef franco-belga Lucien Olivier, ma è arrivata in Corea probabilmente attraverso il Giappone durante l’occupazione giapponese, ed è stata assorbita nella cucina locale diventando un piatto a tutti gli effetti coreano.
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Si serve fredda, e in Corea spesso viene usata come ripieno di sandwich, infilata tra due fette di pan carré morbido. Un piatto che attraversa continenti, cambia nome, cambia ingredienti, ma resta sempre riconoscibile. Da una ricetta vista sui social, ecco come si presenta il piatto: ottimo davvero.
Insalata di patate coreana
Ingredienti
Preparazione
- Affettare il cetriolo molto sottile, meglio con una mandolina, e sistemarlo in un piatto fondo con poco sale.
- Lasciarlo riposare per circa 10 minuti, poi strizzarlo bene per eliminare l’acqua in eccesso.
- Tagliare la carota a cubetti molto piccoli: non è necessario sbollentarla, ma è a scelta, va bene anche cruda.
- Sgusciare le uova sode e ridurre le patate lesse a pezzi.
- In una terrina capiente schiacciare grossolanamente patate e uova, senza trasformarle in purea completamente liscia: una consistenza leggermente irregolare renderà l’insalata più piacevole.
- Aggiungere il cetriolo ben strizzato, la carota, il mais e la maionese.
- Regolare con sale e pepe nero, poi mescolare fino a ottenere un composto cremoso e ben legato.
- Coprire e trasferire in frigorifero per almeno 1 ora. Il riposo aiuterà l’insalata a compattarsi e a diventare più fresca al servizio.
- Servire fredda, come contorno ricco o come piatto unico leggero.

La storia dell’insalata russa
La storia ufficiale dell’insalata russa la fa risalire al 1860, quando lo chef francese-belga Lucien Olivier, lavorando al ristorante Hermitage di Mosca, creò una preparazione segretissima chiamata “salade Olivier” che divenne presto il piatto simbolo della cucina aristocratica russa pre-rivoluzionaria.
La ricetta originale prevedeva ingredienti raffinatissimi: gallo cedrone, lingua di vitello, caviale, gamberi, capperi, e una salsa segreta di cui Olivier non rivelò mai gli ingredienti. Dopo la sua morte nel 1883, la ricetta originale si perse, e nel periodo sovietico l’insalata Olivier venne semplificata radicalmente: patate, carote, piselli, sottaceti, prosciutto cotto o salsiccia, uova sode, tutto legato dalla maionese.
Diventò il piatto natalizio per eccellenza dell’Unione Sovietica e di tutti i Paesi del blocco. Ma c’è un’altra storia, parallela e meno conosciuta, che riguarda la Corea del Sud. Nei primi del Novecento, esisteva in Estremo Oriente una popolazione di etnia coreana che viveva nella parte russa del Pacifico, i cosiddetti “Koryo-saram” o coreani sovietici.
Quando nel 1937 Stalin li deportò forzatamente in Asia Centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan), questi portarono con sé le proprie tradizioni culinarie, ma adattandole agli ingredienti disponibili. Tra le preparazioni che svilupparono c’era una versione della salade Olivier russa, che incorporava elementi della cucina coreana: sapori più decisi, più verdure, una preparazione più cremosa. Dopo la caduta dell’URSS, molti Koryo-saram tornarono in Corea del Sud, portando con sé questa insalata “russa” modificata. In Corea oggi viene chiamata “감자샐러드” (gamja salad, letteralmente “insalata di patate”) e si trova in moltissimi ristoranti coreani, soprattutto come banchan.

